Pink and Roll

È passato un anno

Arianna Spennacchio
23.02.2021 12:50

23 febbraio 2020.

È passato un anno dall’ultima volta che abbiamo potuto sentirci al sicuro dentro le nostre abitudini, quando andare al palazzetto la domenica era semplice, bellissima, routine.

Un anno fa è stata l’ultima volta che abbiamo potuto cercare parcheggio, attraversare il parco, fare la fila al cancello e sederci sugli spalti a fare il tifo per la nostra squadra.

In quest’anno assurdo, fatto di grandi silenzi, di solitudine, di preoccupazioni e di frustrazione, ci siamo abituati ad una nuova realtà: niente più corse verso il Ruffini, niente più cene in compagnia dopo la partita, niente più cori per i ragazzi in campo.

Le partite le viviamo a distanza, seduti sul divano o mentre prepariamo il pranzo o la cena, nervosi per la quotidianità sportiva che ci è stata negata e per il collegamento di LNP Tv che ha fantasia e ogni settimana si inventa un nuovo modo per infastidirci.

Ascoltiamo i cronisti di parte che con i loro accenti ci fanno fare il giro d’Italia, e se all’inizio questo ci faceva arrabbiare, ora è un modo simpatico per sfogare la tensione agonistica che, seppur inevitabilmente minore rispetto a quando siamo in mezzo agli altri tifosi, è comunque insita dentro di noi.

Quest’anno è cambiato tutto ma non la nostra passione: è stata messa a dura prova, è vero, eppure siamo ancora qui a leggere, a informarci, a guardare video di highlights di Serie A, A2, Nazionale, NBA.

Abbiamo quasi paura a lamentarci di questa situazione, del mondo dello sport che viene ignorato soprattutto quando non si parla di calcio: chi non è appassionato o non lavora in questo ambito giudica sciocche le nostre preoccupazioni che, ne siamo consapevoli, rispetto alle migliaia di morti per covid e alle gravissime situazioni economiche in cui versano tantissimi commercianti sono ben poca cosa.

Io credo che nonostante tutto sia sacrosanto il diritto alla lamentela, anche se è sciocco, anche se non porta a nulla, perché questa situazione non è normale e sarebbe contro natura adattarsi senza battere ciglia.

È normale essere tristi, è normale sentirsi in un limbo di immobilità, è normale essere nervosi, ansiosi, svogliati, arrabbiati. È normale voler riavere indietro la propria normalità.

Possiamo solo attendere, sperare che questo inferno finisca nel più breve tempo possibile per ritornare a sederci su quelli spalti, a tifare la nostra squadra e sentirci di nuovo vivi.

Un giorno non troppo lontano varcheremo quel cancello, vedremo brillare il giallo e il blu, sentiremo la palla rimbalzare e potremo dire di essere finalmente tornati a casa.

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