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Volando come vola il tacchino: "Cotton è il David Moss di Torino. E senza Brown, viva le triple"

Basket su Torino ha il piacere e l'onore di proporre ai suoi lettori la rubrica di Paolo Viberti, appuntamento classico di Superbasket negli anni '80. Da oggi e per tutta la stagione su BST

Paolo Viberti
22.10.2018 17:02

Amici della retìna (l'accento va sulla “i”, mi raccomando...), la grande squadra di “BasketSuTorino” mi vorrebbe a completare il quintetto. Ho detto di sì e sarò come i datati “Cagna” De Simone a Cantù, oppure Ottorino Flaborea nell'Ignis, o ancora Clifford Luyk nel Real Madrid o piombando a oggi il Peppe Poeta dell'attuale Fiat Auxilium: la mente storica, il trait d'union con il passato, fedele a un aforisma di Victor Hugo, maestro di penna e di intelletto nella Francia del romanticismo, per il quale “il futuro è una porta, ma il passato è la chiave”. Dunque, nei miei interventi troverete sempre un riferimento antico da confrontare con un fatto attuale. Ecco il primo....


La Fiat Auxilium torna da Reggio Emilia con la sua prima vittoria esterna di questo campionato dopo una trasferta da incubo in quel di Kazan, ove in Eurocup aveva subìto un infamante 31-6 nel primo quarto. Contro la Grissin Bon, invece, la squadra ha se non altro evitato i suoi troppo tipici “up and down”, come li chiama l'attuale coach Paolo Galbiati, quegli alti e bassi che si erano palesati anche contro l'Alma Trieste, nove giorni fa al Palavela. Prova importante, quella dei torinesi sul campo della città del primo Tricolore, nonché prova da interpretare in chiave futura, soprattutto nel caso in cui Larry Brown dovesse continuare ad avere problemi negli States (a proposito: c'è qualcuno oltreoceano che sussurra che il guru abbia qualche difficoltà supplementare a ritornare sotto la Mole...): come prima annotazione, questa Fiat Auxilium ha molto più talento di quella delle ultime stagioni, ma paradossalmente o proprio per questo anche un grado di imprevedibilità superiore. La costante, rispetto al passato, è che Tekele Cotton, americano dalla Georgia, è il fattore aggiunto in difesa nonché il vero successore di Deron Washington come trait d'anion tra i reparti. Cotton è da considerarsi come il David Moss di Torino, un giocatore granitico in difesa, che non mangia i palloni e che sa persino ammazzare le partite quando è necessario, come in effetti è accaduto a Reggio Emilia.
Punto secondo, la scelta di Paolo Galbiati di “rivisitare” il credo di Brown, adattando con intelligenza il basket didattico del guru a quello più schiettamente pragmatico attualmente in voga sui parquet italiani ed europei: e dunque più pick and roll, più coperture sul tiro da tre avversario e soprattutto più conclusioni oltre l'arco. Contro Trieste le bombe tentate dai torinesi sono state 32 (di cui 12 a segno), ma in quel caso Galbiati giustificò il brusco cambio tattico con il fatto che Dalmasson avesse proposto i suoi a zona per almeno 32'. A Reggio Emilia lo show dei tiratori savoiardi s'è ripetuto, con altri 12 tentativi da tre andati a segno sui 25 tentati. Situazione assai importante, perché solo allargando la difesa avversaria in copertura sui tiratori si possono poi sfruttare le indubbie doti fisico-atletiche dei “fiatini” nell'uno contro uno. Perché è questa l'altra grande differenza tra questa Fiat e quella del passato recente: la squadra attuale è composta da atleti veri e saettanti, mortiferi nel primo passo di eventuali uno contro uno.
Punto terzo: che cosa accadrà con il ritorno di Larry Brown? Sappiamo per certo che alcuni giocatori non gradiscano “in toto” la filosofia da basket di college del famoso tecnico americano. Addirittura Jamil Wilson aveva avuto da ridire con il guru dopo che quest'ultimo lo aveva invitato a non tirare troppo da tre, pur essendo  reduce da una confortante esibizione al tiro oltre l'arco in quel di Francoforte. Wilson se l'era presa non poco e c'è da credere che presterà maggiori attenzioni a eventuali contratti garantiti da parte della Nba, avendo un diritto contrattuale di uscita per giocare nel campionato professionistico statunitense.
Punto quattro, l'ultimo per ora: alcuni cambiamenti tattici adottati da Galbiati in assenza di Brown. Taylor è da disciplinare, in quanto più guardia tiratrice che playmaker. Insomma, sinora ha avuto maggior propensione a concludere che non a giocare per la squadra. Victor Rudd, dal canto suo, s'è scoperto più quattro che non tre. E lo si sapeva. Paradossalmente, la squadra gioca meglio con Wilson in ala piccola e lo stesso Rudd in power forward. Vedremo come cambieranno le cose quando (e se....) ritornerà Lorenzino Marrone, in arte Larry Brown. Buon basket a tutti!
 

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