“CHE FELICITÀ - STORIA DI UN PARZIALE 3.0”
Come cantava il Maestro Franco Bracardi, da poco scomparso, “Che felicità”. Questo può essere il riassunto della domenica pomeriggio al Pala Gianni Asti, quando Basket Torino dopo aver sconfitto la Pistoia dell’ex Franco Ciani si è confermata contro la Cividale di un altro ex come l’applauditissimo (a ragione) Stefano Pillastrini. Per quanto concerne l’era Moretti, Torino ha giocato una partita seconda solo alla vittoria contro Cantù il primo anno.
Vittoria corale se ce n’è stata una, su tutti i lati del campo. Capitan Massone è riuscito a cantare alla grande in attacco e a portare la croce in difesa normalizzando Redivo che da spauracchio è diventato un pulcino, Allen ha “aspettato la partita” per trasformarsi in una macchina da punti e da stoppate, Harvey sembra sempre più a suo agio quando c’è da trascinare i suoi allo strappo decisivo e si è fatto valere anche a rimbalzo, Pepe alterna fiammate a momenti da vecchio saggio in una nuova versione davvero redditizia, Ghirlanda gioca la sua miglior gara dal rientro facendo diventare la produzione offensiva di Seneca Knight (che lo scorso anno ci aveva devastato) più o meno come la mia quando ho giocato a pallacanestro (5 punti, ma in tutta la vita), Scandiuzzi continua la sua grande crescita tenendo il suo spazio senza paura e regalando anche qualche canestro spettacolare, Faloppa si è sempre fatto trovare pronto.
La partita, dopo due quarti frenetici e divertenti, avrebbe potuto già decidersi nel terzo quarto se non fosse andato in onda il solito Grigi Horror Picture Show e a Torino è toccato aspettare l’ultimo periodo per andare via, ma è stato esaltante vedere un parziale di 17-1 a decidere il match e così dopo la prima volta contro Trieste e la seconda contro Cividale (in entrambi i casi fu un 18-0), va in onda la terza puntata di Storia di un parziale.
Si va in scena a 7.15 dalla conclusione quando, dopo uno splendido alley-oop sull’asse Allen-Harvey, Torino non sfrutta al meglio l’infrazione di campo dei friulani sul possesso successivo e sul capovolgimento di fronte una tripla di Vecchiola dall’angolo con tanto di urlaccio porta Cividale a 58 punti, uno in meno dei padroni di casa. Harvey prova un uno contro tutti sbattendo contro la difesa avversaria, mentre nell’aria si sente di tutto tranne un fischio arbitrale. Vecchiola parte in campo aperto e appoggia a Corti che pregusta il vantaggio, ma si becca la stoppata di Ghirlanda. Vecchiola raccoglie il pallone, ma si trova davanti Allen che, dopo aver oscurato la vallata a Redivo nel terzo quarto, ficca un ceffone al cuoio e fa ripartire Torino. La tripla di Harvey pescato da Massone che fa venire giù il palazzetto è pura conseguenza: stavolta è Zach a urlare forte per il 62-58.
Cividale non riesce più avvicinarsi nemmeno al canestro: Torino gli ruba ancora palla, anche se Allen non riesce a sfruttare il contropiede. Poi Ghirlanda inchioda i piedi sul parquet per prendersi lo sfondamento, quindi, al rientro dal timeout, impazzisce per un secondo sbagliando completamente rimessa. Poco male: Massone e Scandiuzzi difendono su Redivo e Berti fin quando non suona la sirena dei ventiquattro secondi. Harvey prova sfondare a testa bassa, poi mette la retromarcia e si inventa una tripla da distanza siderale che vale il 65-58. Sarà ancora presto per la mamma per buttare la pasta, ma l’inerzia direbbe di accendere almeno l’acqua. Cesana sbaglia la tripla, ma Massone pasticcia un po’. Moretti chiama timeout per non farci pensare di aver fallito quella che poteva essere una spallata decisiva a 5.09 dal termine.
Il rientro dal minuto di sospensione vede un’altra difesa feroce che solo nel finale Seneca Knight prova a distruggere con una tripla che non entra. Breve interruzione perché Berti si fa male cadendo e deve tornare in panchina poi si riparte con Allen che, palla in mano, pasticcia in modo tale da riuscire a disorientare l’avversario. Eurostep di Harvey che si prende fallo e fa 2/2: 67-58.
Sull’errore di Redivo, ancora una volta ben difeso, e la tripla senza ritmo di Massone quasi allo scadere dei 24 che brucia la retina, arriva il 70-58: gli occhi dei tifosi sanno che è finita, anche se le bocche non dicono nulla. Knight sbaglia una tripla aperta, poi prende il rimbalzo e guadagna due liberi, mettendo solo il secondo: ultimo punto di Cividale della gara, dal campo non segneranno più nemmeno per scherzo. Dall’altre parte ci si permette anche di dare spettacolo con Harvey che trova a occhi chiusi Faloppa che a sua volta regala un assist ad Allen che da sotto segna il 72-59.
Il fallo in attacco di Cividale a 2.52 profuma di resa, nonostante il timeout chiamato da Pilla subito dopo. Harvey non trova l’ennesima magia, Ferrari (meraviglioso nel secondo quarto) sbaglia la tripla della disperazione, Allen pianta un’altra stoppata, stavolta su Tiagande, agguanta il rimbalzo sul floater di Vecchiola, poi va a salvare una signora intrappolata in casa da un incendio e risolve il problema della fame nel mondo. Massone va in lunetta e, nonostante un cerottone sul sopracciglio che sarebbe stato bene a Marv in Sin City, li mette entrambi. Altra triplaccia ospite, ennesimo rimbalzo di Harvey e il cioccolatino di Massone viene scartato da Scandiuzzi per il 76-59 finale.
“Tutti in piedi per questa squadra” e allora ci alziamo per la prima vittoria interna che potrebbe avere l’apoteosi quando Villar, più positivo che nelle precedenti occasioni al netto di qualche sbavatura, fa esplodere il palazzo con una tripla dalla sua area che sembra valida a tutti tranne a tre persone col fischietto che fanno cenno che la sirena fosse già suonata: uccisori di sogni, dateci l’instant replay. Per quello che conta e per come abbiamo esultato, caro Thiago nei nostri cuori quella tripla è buona.
Finale con giro di campo di tutti a stringere le mani al pubblico. L’ultimo ad arrivare è Terry Allen, perché lungo il percorso viene fermato ogni tre secondi in una sorta di Via Selfies dalle numerose e piacevoli stazioni. Ce ne andiamo col sorriso. Che felicità.


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