Interviste

ESCLUSIVA BST - Iacozza: «Torino, sei anni nel cuore. Pistoia, possiamo fare bene"

Sei stagioni a Torino, due finali promozione e una nuova sfida in Toscana accanto a Franco Ciani.

16.09.2026 15:59

Sei stagioni a Torino, una lunga gavetta al fianco di allenatori diversi e due finali promozione vissute senza riuscire a realizzare quel sogno promozione soltanto accarezzato: Alessandro Iacozza riparte da Pistoia, dove ritrova Franco Ciani, già suo capo allenatore per due stagioni sotto la Mole oltre all’esperienza di Rieti lo scorso anno. Una carriera da assistente a Torino costruita accanto a nomi come Demis Cavina, Edoardo Casalone, Franco Ciani, Matteo Boniciolli e Paolo Moretti, cinque tecnici e cinque modi diversi di intendere il basket, dai quali Iacozza ha raccolto esperienze e tratto insegnamenti. A Pistoia affronta ora una nuova sfida, ancora insieme a Ciani, con una squadra tutta da scoprire, in un campionato di A2 che si annuncia lungo e competitivo. Ma Torino resta sullo sfondo, inevitabilmente: sei anni, due finali promozione e ricordi che non si cancellano.

Alessandro, partiamo dal prossimo campionato di A2 ormai alle porte. Come lo vedi?

«È presto per fare un pronostico definitivo, ma si possono già individuare tre fasce: nella prima metto Sassari, Brindisi, Fortitudo Bologna, Rimini, Avellino, Livorno e Pesaro. Rimini ha mantenuto un gruppo italiano che gioca insieme da tempo, Pesaro ha grande qualità. Sono squadre che vedo davanti».

E subito dietro?

«Metto la mia ex Rieti, che ha costruito una squadra diversa rispetto all'anno scorso ma comunque competitiva. Poi Cividale, perché mi fido molto del lavoro di Pillastrini, Forlì e Juvi Cremona. Aggiungo Urania Milano, che ha tanti giocatori di esperienza e con Stefano Gentile può avere qualcosa in più».

E Pistoia, dove la collochi?

«Pistoia non la vorrei inserire da nessuna parte, perché lavorandoci dentro e vedendola tutti i giorni, la percezione è diversa. Speriamo, attraverso il lavoro e alcune scelte azzeccate, di poter fare qualcosa in più. Oggi preferisco non darle una fascia».

Che squadra sta nascendo, con molti ex torinesi? (Schina e Ajayi, nda)

«Una squadra adatta al sistema di Franco Ciani. Ci sono tanti giocatori di sistema che in questo precampionato hanno dimostrato di voler fare un passo in più verso la squadra e uno in meno verso se stessi. Rispetto agli anni passati c'è forse un pizzico di atletismo in più e siamo mediamente più giovani, soprattutto nei ruoli chiave».

Anche i due americani sembrano inserirsi in questa filosofia.

«Sì. Sono due giocatori che vogliono giocare insieme agli altri, non due americani che pensano solo a sé stessi. Se c'è da fare un passaggio in più o spendere qualcosa in difesa, non si tirano indietro. Poi abbiamo l'esperienza di Saccaggi, che durante la stagione ci darà tantissimo. È un mix che può fare bene».

Dopo due stagioni negative, però, bisognerà avere pazienza.

«Assolutamente. È un campionato da 38 partite e bisogna tenere la barra dritta. Un passo falso può capitare, non bisogna abbattersi. È chiaro che la piazza viene da due stagioni negative e partire con risultati positivi aiuterebbe, ma l'obiettivo è arrivare bene alla fine».

E poi c'è Franco Ciani. Quanto rappresenta per te?

«Lavorare con Franco per me è un onore, al di là della stagione sportiva e della pallacanestro. Prima di essere un grande allenatore è una persona di qualità altissima. Ogni giorno imparo il mestiere da uno dei migliori allenatori del basket italiano, ma soprattutto imparo come stare al mondo. Oggi allenare non significa soltanto schemi ed esercizi: significa gestire un gruppo, parlare con un giocatore, affrontare i momenti negativi e quelli positivi, gestire lo staff. Da Franco si impara ogni giorno».

Torniamo a Torino. Sei anni bellissimi, e per te sarà sempre un po’ casa...

«Torino rimarrà sempre nel mio cuore. Ho fatto sei anni bellissimi, ho conosciuto persone che ancora oggi mi trattano come uno di Torino. È giusto dirlo: Torino sarà sempre una parte importante della mia carriera, ma soprattutto della mia vita. È stato il posto più bello dove sono stato».

Il ricordo più bello?

«Te ne dico due: gara 3 della finale con Tortona, quando vincemmo di trenta punti e andammo sul 2-1. Avevamo due match point a disposizione e quella sera , uscendo dal palasport di Voghera ci credevamo tantissimo. Poi purtroppo perdemmo gara 4 e gara 5, e la serie andò in maniera diversa da come tutti avremmo voluto. E poi c’è Gara 4 della semifinale contro Treviglio, nel primo anno di Franco. Vincemmo in condizioni difficili e conquistammo una finale che forse nessuno si aspettava. Giocare davanti a un PalaRuffini pieno e vincere a Torino fu qualcosa di speciale».

Due finali promozione perse, quindi. Rimane il rimpianto?

«Sì, soprattutto per quella con Tortona. Vincere gara 3 in quel modo e poi avere due match point, uno anche in casa, ci aveva fatto pensare di poterla chiudere. Sono state comunque due belle serate di sport che porterò sempre nel cuore».

A Pistoia ritrovi anche un ambiente particolare, quello del PalaCarrara.

«È uno dei campi più caldi che ci siano. Speriamo di avere il PalaCarrara sempre dalla nostra parte e sempre pieno. E guarda il destino: la prima partita interna sarà proprio contro Torino».

In questi sei anni hai lavorato con cinque allenatori. Un aggettivo per ciascuno. Partiamo da Cavina.

«Esigente, maniacale nel lavoro».

Casalone?

«Innovativo. Mi ha aperto la mente al basket di alto livello e mi ha fatto conoscere un modo diverso di lavorare».

Ciani.

«Carismatico».

Boniciolli.

«Visionario, nel senso positivo: uno che vede molto avanti e che mi ha aperto nuove prospettive».

Moretti.

«Pragmatico. Quando è arrivato la situazione era veramente difficile. Ha capito dove intervenire e ha fatto quello che serviva per sbloccare il gruppo».

Da fuori, che Torino vedi oggi?

«Ho visto qualche partita. Secondo me ha fatto un mercato intelligente: ha preso un americano di valore come Allen, che ha vinto il campionato, e Harvey, che a me piace molto. Poi giocatori di A2 di livello come Pepe e Massone, oltre a diversi ragazzi sui quali ha deciso di scommettere. È un bel mix. Se la società e l'ambiente sapranno supportare la squadra anche nei momenti difficili, potrà raccogliere i frutti del lavoro fatto in estate».

E allora chiudiamo con un salto in avanti: a maggio, dove vedremo Pistoia?

«Con gli anni ho imparato a non guardare soltanto al risultato. Il mio lavoro è valorizzare la squadra ed il club, puntando al miglior risultato possibile. Mi piacerebbe vivere l'esperienza dei playoff e andare il più lontano possibile, questo si». 

 

 

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