Meo Sacchetti dice stop: si chiude una carriera da leggenda.
Meo Sacchetti ha detto stop: dopo l’ultima stagione alla guida della Fabo Herons Montecatini, il tecnico ha annunciato ufficialmente il proprio ritiro, chiudendo una carriera lunga quasi mezzo secolo tra campo e panchina, lasciando un’eredità enorme al basket italiano. Una storia che è passata anche (e soprattutto) da Torino, città che più di ogni altra ha segnato il suo percorso, prima da giocatore e poi da allenatore.
Sotto la Mole, infatti, Sacchetti aveva già lasciato il segno nei primi anni ’80 da ala carismatica protagonista della pallacanestro torinese nel suo massimo periodo di splendore. Ma è a fine anni Novanta che il suo rapporto con Torino si rinnova: prima come assistente del leggendario Dido Guerrieri nella allora Auxilium targata Francorosso, poi alla guida della stessa squadra per la sua prima vera esperienza da capo allenatore, in quella che sarebbe diventata una carriera destinata a portarlo ai vertici del basket italiano.
Da lì in avanti il curriculum parla da solo. In campo, prima, era arrivata la medaglia d’argento olimpica a Mosca 1980 e l’oro europeo del 1983; poi la straordinaria cavalcata da allenatore culminata nel triplete con Sassari nella stagione 2014/15, tra campionato, Coppa Italia e Supercoppa. Infine l’esperienza da commissario tecnico azzurro, con il ritorno dell’Italia alle Olimpiadi e ai Mondiali dopo oltre vent’anni, passando per la memorabile vittoria contro la Serbia nel torneo preolimpico.
«La gara-5 di Caserta è stata la mia ultima partita nella pallacanestro», ha detto Sacchetti, ringraziando ambiente e tifosi. Una frase semplice, senza enfasi. In perfetto stile Meo.
Da atleta, allenatore e uomo di basket, Sacchetti lascia il parquet. Ma a Torino, inevitabilmente, il suo nome continuerà a dire qualcosa in più.


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