ESCLUSIVA BST - Ciani ritrova il suo passato: «A Torino due anni bellissimi, ma domenica niente sconti»
Le parole del tecnico di Pistoia in vista del match di domenica prossima in Toscana
Pistoia-Torino non sarà una partita come le altre per Franco Ciani: dalla scorsa estate sulla panchina dei toscani, il tecnico friulano ritrova da avversario la squadra con cui ha vissuto due stagioni intense e che continua a considerare parte importante del proprio percorso. Ma domenica, una volta alzata la palla a due, non ci saranno sconti.
Ciani, che inizio di stagione è stato per Pistoia?
«Abbiamo avuto un precampionato senza grosse problematiche, però con una serie di piccoli intoppi a livello fisico che hanno rallentato la crescita della conoscenza del nostro sistema di gioco. Abbiamo tanti giocatori che non avevano mai giocato insieme e l'assemblaggio generale necessitava di un po' più di tempo. Difensivamente siamo forse un pizzico più avanti rispetto a quello che vorremmo raggiungere, mentre offensivamente siamo un po' più indietro».
Poi l'esordio a Livorno, con una sconfitta arrivata nel finale.
«In estate non abbiamo quasi mai fatto partite “scoppiettanti”, ma abbiamo sempre portato le gare sul livello di intensità e ritmo che ci piace. A Livorno abbiamo fatto la partita che volevamo: a 30 secondi dalla fine eravamo avanti di due punti con la palla in mano, nelle condizioni migliori per portare a casa un risultato prestigioso. Purtroppo una giocata di talento di Graves e due nostri errori ci hanno tolto la possibilità di vincere. Dopo 40 minuti di buonissimo livello, con grande approccio e mentalità, è un peccato non aver raccolto niente».
Domenica c'è Pistoia-Torino. che gara dobbiamo aspettarci?
«È una partita non facile da prevedere, anche perché siamo all'inizio della stagione. Noi vogliamo incrementare la capacità di imporre un certo ritmo di gioco e farlo con maggiore lucidità nei momenti chiave. È anche la prima gara che giochiamo davanti al nostro pubblico, visto che non abbiamo disputato nemmeno un'amichevole alla "LumoSquare". Dall'altra parte, arriva una Torino che non è facile da decifrare: non mi fido assolutamente delle risultanze della prima giornata e non credo che la partita con Mestre debba spingerci a fare una valutazione di Torino di un certo tipo perchè per me Torino è altra cosa».
Che idea si è fatto della nuova Reale Mutua?
«È una squadra con giovani di qualità, potenzialità, talento e prospettiva. Molti però vengono da un livello di gioco lontano da quello della Lega 2 di quest'anno. Avranno bisogno di un periodo di acclimatamento anche emotivo, non solo tecnico o atletico. Un po' di pazienza ci vorrà. L'ossatura è rappresentata da giocatori esperti: Massone è un esperto di questo campionato, Allen l'ha vinto l'anno scorso, e su Pepe... non fatemi parlare di Simone, potrei solo dire cose splendide e poi si monta la testa (ride, nda). C'è un mix interessante che forse al momento non ha ancora trovato il suo equilibrio migliore».
E il fattore campo di Pistoia?
«È un posto dove si respira l'amore per la pallacanestro e si respira anche la sua storia. Ricordo la finale del 2023 e l'impatto che il pubblico che ebbe sulle partite. Questo può riproporsi come fattore incidente sul rendimento della squadra. Veniamo da due stagioni difficili per questa piazza e bisogna rimettere in moto la fiducia e l'abitudine a sostenere la squadra. Mi hanno colpito molto i 350 tifosi nostri a Livorno: 3.400 dall'altra parte e i nostri 350. È stata una cosa bellissima».
E poi c'è il suo rapporto con Torino. Cosa significa ritrovare quei colori da avversario?
«È sempre un piacere. Rivedere persone dello staff, quello medico-sanitario e dell'entourage con cui abbiamo lavorato è particolare. Sono stati due anni bellissimi, a volte magari un pochino più complessi, ma di grande pathos. Quel colore gialloblù mi risveglia ricordi importanti e piacevoli. Poi, come è giusto nello sport, per 40 minuti non si fanno sconti. Prima e dopo ci si può abbracciare. Torino è una città nella quale tornerei a vivere in qualsiasi momento della mia vita».
C'è qualcosa che avrebbe voluto diverso nei suoi due anni torinesi?
«Credevo fortemente che si dovesse creare una sinergia per una crescita. Non fu possibile allora, mentre oggi mi sembra ci siano segnali che queste sinergie si stiano creando. Non voglio entrare nei rapporti di forza, ma da osservatore esterno sono curioso di vedere nel tempo se quella progettualità che avevamo provato a costruire fosse sbagliata oppure se portarla avanti sarebbe stata una buona idea. Avrei voluto che Basket Torino rappresentasse il movimento apicale e anche il coordinatore di un movimento più ampio a livello territoriale. Vedremo se questo sarà possibile e quali risultati porterà».
Cosa teme maggiormente della sfida di domenica?
«La voglia di rivalsa di Torino, dopo un esordio difficile contro Mestre ed anche l'orgoglio dei giocatori, soprattutto quello della “colonna vertebrale” esperta della squadra. E poi Moretti è molto bravo a provare diversi scenari tattici. Dovremo avere la capacità di capire e interpretare immediatamente quello che Torino preparerà contro di noi. Essere duttili ed elastici nell'esecuzione sarà importante, perché all'inizio dell'anno il sistema di squadra è ancora in rodaggio»


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