Canestro e Fallo

CANESTRO E FALLO - Cambiamenti climatici

29.09.2026 13:15

Se un individuo si fosse scollegato poco prima delle 18 dal mondo Basket Torino per poi ritornarvi intorno alle 20 sarebbe stato catapultato nella scena di Community, poi diventata meme, in cui Troy Barnes ritorna sorridente nell’appartamento dopo essere sceso a ritirare le pizze ritrovandolo in fiamme e coi suoi amici feriti in maniera assurda. Cos’ha provocato un cambiamento di clima così repentino? Cos’ha reso un pomeriggio di attesa, di voglia, di entusiasmo che ci ha portato a Palazzo fischiettando in una serata di fine settembre con una temperatura più alta del dovuto (a proposito di cambiamenti climatici) a una serata di smadonnamenti, rinfacci, sospetti e chi più ne ha più ne metta?
Semplice, Torino ha perso e ha perso male contro Gemini Mestre e non è che nessuno si aspettasse una sconfitta, cosa sempre possibile nella pallacanestro, ma non si pensava a una sconfitta con modalità e proporzioni simili. Torino si è trovata sempre a rincorrere e ricucire i piccoli strappi con cui i veneti si sono portati in avanti sin dal principio, chiudendo sotto di una lunghezza all’intervallo lungo. Nel terzo quarto gli ospiti, solidi e con due americani apparentemente fuori scala anche se il prosieguo del campionato dovrà confermarlo, hanno abbassato le percentuali e la Reale Mutua ha messo la freccia dando l’impressione di avere girato l’inerzia. Portatasi sul più quattro ha avuto il pallone per andare a sei lunghezze di vantaggio sbattendo contro una discutibile decisione arbitrale (ci torneremo). Da lì in poi un rapido contro- parziale mestrino ha spento la luce e i gialloblù non hanno opposto alcuna reazione con percentuali offensive imbarazzanti, chiudendo 57-79. Una suonata che fa male, ma che ha scatenato una reazione completamente sproporzionata e che raramente si era vista negli ultimi due anni, non certo felici, e lo dice una persona che è uscita dal Ruffini con le parti basse che giravano come pale eoliche.
Perdere in questa maniera contro una squadra sulla carta alla nostra altezza ha fatto da detonatore a un malessere leopardiano. Generalmente si perde e a Torino parte il campionato nazionale del sarcasmo (che è diverso dall’ironia, non scordiamolo mai), ma stavolta si è andati su un binario diverso. Durante il match ho sentito un livore che difficilmente ho riscontrato e che ha avuto il suo zenit con delle persone con capelli bianchi non prematuri (dai, basta guanti bianchi: dei vecchi) insultare in maniera vergognosa giocatori che avrebbero potuto essere loro nipoti (nello specifico il non certo brillante Villar). Una delle più grande leggende metropolitane che circolano fra i tifosi del basket e quello di auto-proclamarsi migliori di quelli del calcio senza alcun fondamento e domenica sera è arrivata l’ennesima conferma di quanto questo assunto sia una stronzata.



Non finisce qui: la rabbia ha travalicato nuovi confini e si è partiti con le dietrologie e i sospetti. Perché in una gara come questa così tanti minuti ai giovani? Cosa c’è sotto? La lunga mano di Gran Torino? Il terzo socio? Dal post-fallimento Auxilium la nostra testa si è riempita di teorie del complotto, alcune vicine al vero altre no, fra freni a mano, intenzione di non salire volontariamente e altre congetture con cui potremmo riempire il palazzetto. Il rapporto Basket Torino-Gran Torino mancava all’appello (ed è curioso che tutto questo succeda quando si rimproverava a ragione la scarsa sinergia col territorio della società precedente).
Perdere così male all’esordio è doloroso, il cattivo umore non se n’è ancora andato, ma parliamo di una partita su trentotto. Se un eccesso di ottimismo dopo il pre-campionato (che vale sempre zero alla voce punti in classifica) poteva essere discutibile (ma se non si può sognare una bella pallacanestro neanche d’estate cosa diavolo di tifa a fare?), lo è anche il disfattismo di adesso. Sarà una stagione di pane duro partita con l’ulteriore difficoltà di Benvenuti e Corgnati ancora fuori, ma forse proprio per questo i giocatori hanno bisogno della propria gente per tenere duro in questo inizio difficile. Certo l’atteggiamento degli stessi giocatori può e deve essere diverso, soprattutto i più vecchi.
Sì perché non sono stati i tanto vituperati giovani ad aver tradito all’esordio, ma i senatori. Se escludiamo Pepe sono stati tutti in grossa difficoltà, stranieri compresi. Ghirlanda, limitato dai falli (ci torneremo bis), Massone, Allen e Harvey non sono riusciti a fare quel qualcosa in più che viene richiesto in situazioni del genere e hanno giocato una partita da cinque e mezzo/sei fino al tracollo finale che ha fatto precipitare il loro voto. Paolo Moretti in conferenza stampa è andato dritto come non mai nella sua esperienza torinese nel parlare di singoli, pur prendendosi ovviamente le sue responsabilità. Ha fatto bene o ha fatto male? Rispondo con una divagazione, perché mi è venuto in mente un episodio calcistico di qualche anno fa in cui Mihajlovic criticò apertamente Daniele Baselli dopo un Pescara-Torino. Il centrocampista non la prese bene, ma chiese un chiarimento e ottenutolo capì che il tecnico serbo utilizzò quella modalità perché non riusciva a trovare la medicina giusta per tirare fuori tutto il potenziale di un giocatore che stimava. Baselli disputerà una delle sue migliori stagioni. Ai tempi non fui d’accordo con un’uscita di quel tipo del tecnico granata, ma alla lunga ebbe ragione lui ed è per questo che non mi permetto di dire se il coach abbia fatto bene o male a essere così duro. Potranno dircelo solo i fatti.
Posso dire invece che Moretti ha fatto sicuramente bene a essere duro con gli arbitri. Anche qui ho letto i soliti commenti assurdi (“Cosa ti lamenti degli arbitri se hai perso di 22? Cosa ti lamenti con gli arbitri se hai fatto cinque punti nell’ultimo quarto?”), ma se la triade grigia per due quarti e mezzo non avesse sfoderato un clinic su come si può fare incazzare in trenta modi diversi la squadra di casa forse non avremmo perso di ventidue. Il mirino su Ghirlanda, i cui due falli in pochi minuti hanno condizionato non poco la sua partita, per non parlare dell’occhio di bue su Ficetti, alcune passeggiate totalmente ignorate lato Mestre, l’interpretazione dei falli antisportivi, l’azione del possibile più sei di Harvey dove non sono stati dati liberi e tante altre cose che la mia mente ha preferito rimuovere avrebbero potuto significare qualcosa essendo arrivati nel momento della partita in cui eravamo pienamente in corsa, sebbene con qualche affanno. La condizione è tale che non possiamo permetterci certi fischi contro e questo va sottolineato visto che gli arbitri a Torino molto spesso vengono a fare i fenomeni come in altri palazzi non fanno. Forse perché non incutiamo timore e il clima al Gianni Asti sembra spesso quello delle partite del Sassuolo nel calcio? Chissà, però l’andazzo deve finire e dirlo chiaramente in conferenza stampa potrebbe far cambiare anche questo clima.
Domenica a Pistoia sarà durissima, ma saranno tutte durissime soprattutto finché non saremo completi a livello di roster. Facciamo un lungo respiro a ogni livello che c’è da lottare. E di brutto.

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