A Mente Fredda: pregi e difetti di Varese-Torino

09.11.2015 18:15

Inclassificabile. Non ci sono altre parole per raccontare la Torino vista contro Varese: le assenze non bastano a spiegare la prestazione dei gialloblù, ma concedere White, Ebi e Rosselli contemporaneamente è un lusso che solo Milano e Sassari possono permettersi. Ciò nonostante qualche peccato è stato commesso, non si può attribuire il risultato esclusivamente alla sfortuna. Nella giornata di ieri ho seguito il play by play sul sito di Legabasket, cercando di rimanere aggiornato sull’andamento del match: questa mattina mi sono seduto comodamente e ho visto integralmente la partita, pur con il pathos ucciso dalla consapevolezza del risultato. Varese si è presentata a mezzo servizio, nonostante l’arrivo di Kuksiks in settimana e il recupero di Galloway, e per i primi 20’ devo dire di aver visto una buona Torino, che ha retto nel primo quarto, nonostante il 25-19 del 10’, e si è distesa nel secondo, chiudendo in vantaggio a metà gara. Salvo poi crollare nella terza frazione arrivando ancora una volta a -20. KILLER INSTINCT - Le partite durano 40’,  lo sanno tutti. Essere in vantaggio al 20’ non porta punti in classifica nè onorificenze: in compenso ti permette di vivere in maniera diversa il resto del match, lasciando la pressione sulle spalle degli altri. Ecco perchè la gestione degli ultimi 90” di seconda frazione, con la Manital in vantaggio 38-42, ha pesato sull’economia della partita. Sul 38-40 Robinson ha prima sbagliato una facile conclusione da sotto, riparata da un rimbalzo offensivo con canestro di Ivanov, quindi ha vanificato una bella intuizione prima difensiva poi offensiva di Mancinelli, commettendo la più “statunitense” delle infrazioni di passi. Risultato? Tripla di Thompson e dal possibile +6 si va al riposo in vantaggio di un solo punto. Quindi, sostanzialmente, in parità. TUTTI SULLA GRATICOLA - Il titoletto, naturalmente, è provocatorio. Ivanov e Dawkins sono stati i migliori per Torino (anche se a me, personalmente, è piaciuto molto anche Giachetti), nonostante il primo sia ormai certo della non prosecuzione del contratto a gettone e il secondo l’indiziato numero 1 per il taglio. Il lungo bulgaro ha chiuso a metà partita con 23 di valutazione e 13 punti (di cui 11 nella seconda frazione), mettendo pezze in attacco e in difesa, mentre l’esterno ex Duke ha siglato 9 punti nella prima frazione (50% da 2 e 100% da 3) spegnendosi in parte nel secondo periodo. Serviva una risposta che è prontamente arrivata: Ivanov al momento è imprescindibile per questa squadra, specialmente se l’infortunio muscolare di Ebi lo terrà lontano dai campi per un mese, mentre Dawkins ha saputo sfruttare il lavoro dei compagni per metterlo in ritmo, chiudendo la partita con 22 punti e 4/7 dall’arco dei 6,75, ottimo se raffrontato con il deprimente 2/13 del resto della squadra. LA CHIAVE DELLA PARTITA - Nei campionati giovanili la zona è un mostro mitologico che nessuno vuole affrontare ma a cui molti si affidano per ottenere risultati nel breve periodo. Ieri Bechi, viste anche le rotazioni ridotte all’osso, ha schierato una 2-3 che ha (in parte) bloccato l’attacco varesino: in parte perchè chiudere con 41 punti subiti non è sinonimo di difesa impenetrabile, ma almeno ha permesso a Torino di rimanere in partita. La difesa sul pick and roll in avvio è stata a tratti disastrosa, quindi l’adeguamento a zona si è reso necessario. Nella terza frazione Varese ha corretto le percentuali al tiro, scommessa vinta dallo staff tecnico torinese nella prima metà, uccidendo letteralmente la partita. MANCANZA DI REAZIONE - Ancora una volta è mancata totalmente la reazione dei gialloblù, travolti dal momento e dalla precisione dall’arco degli avversari: in pochi minuti partita già in ghiaccio, facce da “cuori in inverno” e show di Varese. Eppure non possiamo dire che questa sconfitta sia stata uguale alle precedenti: la sensazione al termine della partita è che la Manital vista a Varese non fosse la versione capricciosa e arrendevole delle partite precedenti. Bensì una squadra con problemi veri. Siano essi infortuni, mancanza totale di un playmaker, se si escludono alcune giocate di Giachetti, la totale inadeguatezza al momento di Miller e Robinson. ESTERNI - Al momento i problemi maggiori riguardano il reparto esterni e il contenimento degli avversari nella stessa posizione del campo. Se Cavaliero, che nelle prime cinque giornate di campionato ha tirato da 3 punti con il 16%, sfodera una prestazione da 5/7 (71%!!!) dalla linea dei 6 metri e 75 centimetri, qualche colpa deve per forza averla la difesa. Nelle cinque partite perse gli avversari della Manital hanno tirato da 3 punti con il 40%: come diceva Marzullo, “si faccia una domanda e si dia una risposta”. In attacco, invece, assodato che Dawkins è tutto fuorchè la "pippa" che alcuni sostenevano, rimane il grosso problema Robinson: troppo poco playmaker, poco tiro da fuori, avulso dal gioco, a tratti più dannoso che utile. Stesso discorso per Miller, con l'aggravante di essere un "telepass" in difesa. SOLUZIONI - In questo momento le variabili sono troppe: il ritorno di White (contro Milano? mmm… dubito) il recupero di Rosselli, l’infortunio di Ebi, Ferrero al momento “congelato”. Di sicuro “radio mercato” segnala una dirigenza particolarmente attiva, specialmente (e non potrebbe essere altrimenti) sul fronte estero. Kilpatrick e Fredette piacciono molto ma costano di più, Mitchell è l’oggetto del desiderio da 50.000 dollari al mese. L’impressione è che la società sia disposta a fare il grande passo, sforando ulteriormente il budget già minato da White e dal “gettone” Ivanov. Io, onestamente, farei carte false per portare a casa Ukic al posto di Robinson. Domenico Marchese   CREDITS - La foto è stata gentilmente inviata dall'Ufficio Stampa Auxilium Cus Torino. Ringraziamo...  

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