Pink and Roll

Coppa Italia: tra passato e presente

Quel 18 Febbraio 2018

Arianna Spennacchio
18.02.2019 13:35

Questo weekend si sono giocate le Final 8 di Coppa Italia e, nonostante la Fiat Torino quest'anno non si fosse qualificata per parteciparvi, come ogni appassionato di basket che si rispetti ho guardato tutte le partite.

Sfide emozionanti, rimonte esaltanti, le squadre favorite che escono al primo turno e forse dovrebbero imparare a non sottovalutare nessuno.

Da una parte l'incredibile solidità di Cremona, una delle migliori squadre del campionato quando ha buone percentuali da tre punti ma allo stesso tempo anche una vera potenza a rimbalzo, allenata da una leggenda del basket italiano come Meo Sacchetti; dall'altra lo spettacolo e l'energia di Brindisi, che l'anno scorso lottava per non retrocedere e che invece quest'anno è capace di battere chiunque con la grinta e la voglia di lanciarsi su ogni pallone, aiutata da buoni realizzatori e dal "nostro" Frank Vitucci.

Alla fine è Cremona a spuntarla, imponendosi contro una Brindisi esausta dopo la semifinale con Sassari ma che ha provato fino alla fine a cercare la vittoria: per entrambe sarebbe stata la prima Coppa Italia della loro storia.

Mentre guardo festeggiare Travis Diener e compagni però, dentro di me si fa spazio sempre più prepotentemente quel magone che mi sono tenuta dentro fin dalla prima partita e penso: "Noi eravamo più felici".

Ora non è assolutamente mia intenzione sminuire la gioia dei cremonesi ma dopo aver visto alzare il trofeo la mia reazione è stata quella di cercare su youtube la premiazione dello scorso anno: mentirei se dicessi di non aver asciugato una lacrimuccia.

È passato un anno esatto da quel momento, quell'attimo di felicità durato per giorni interi, capace di far impallidire la mia esultanza per il triplete dell'inter e di farmi raccontare a chiunque l'impresa dalla mia Torino.

Non ero presente a Firenze, più per scaramanzia che per altro, quindi i miei ricordi sono tutti intorno alla tv, come immagini di un film che riguarderei all'infinito: possiamo pensare ai problemi societari, alle scadenze dei pagamenti che pendono sulla testa dell'Auxilium come una spada di Damocle, al fatto che dopo la vittoria ci sia stata una sfilza infinita di sconfitte e che quest'anno si lotta per la salvezza...Nessuno però potrà mai scordare l'emozione di vedere il capitano alzare quella Coppa.

Non dimentico nemmeno l'isterismo precedente, il cuore a mille, le urla a infastidire un condominio che il basket non sa nemmeno cosa sia.

Non dimentico l'ansia dei giorni precedenti, l'incoscienza con cui abbiamo superato i quarti demolendo Venezia, l'euforia della semifinale contro Cremona, la consapevolezza di star scrivendo la storia con un allenatore giovanissimo e con la squadra orfana di Banchi in un momento di depressione cestistica.

Siamo stati una fenice che risorge dalle ceneri e che col suo primo volo ha guardato tutti dall'alto.

Non dimentico gli sguardi dei giocatori, emozionati ed infuocati, tutti uniti per cercare di portare la prima Coppa Italia a Torino.

Non dimentico l'esultanza quando Washington ha rubato palla e Vujacic è andato a segnare e l'urlo liberatorio quando l'ultimo tiro di Brescia è finito sul ferro.

Non dimentico Galbiati sotto la curva, la gioia di Vander Blue dopo quella che col senno di poi sarebbe stata la sua unica buona partita in Italia, i sorrisi di Mazzola e Mbakwe, gli occhi di Washington, la mano caldissima di Boungou Colo, la gioia di Garrett e Jones, Vujacic che salta sulle spalle di qualcuno mentre Peppe la alza al cielo.

Non dimentico il fatto che ho passato la settimana successiva con il sorriso sulla faccia e che da quel momento ho cominciato a condividere con gli altri ciò che scrivevo.

E se dopo un anno sono ancora qui, a parlarne con gli occhi lucidi, allora credo di poter dire che non dimenticherò mai.

Commenti

(Ri)fate presto
Gli ultimi aggiornamenti sulle trattative Torino - Leonis