Pink and Roll

La classe operaia va in Paradiso

Arianna Spennacchio
10.12.2018 12:00

Quando passano più di due settimane dall'ultima partita casalinga la voglia di andarmi a sedere sui gradoni (stretti) del Palavela è sempre moltissima, ma in questo caso forse anche di più.

L'ultima volta avevamo salutato la squadra con il pesante dissenso espresso dalla curva e dopo la sconfitta a Brescia la situazione è forse ancora più critica: a testimonianza di ciò i Rude Boys decidono di entrare a partita iniziata per "mandare un segnale", scelta più o meno condivisibile.

Devo dire però, che nonostante il pessimo momento, la mia voglia di basket non passa mai, e quando varco la soglia del palazzetto un po' della negatività è già sparita, vuoi perchè ho sentito di allenamenti positivi durante la settimana, vuoi perchè la squadra in campo è sempre nuova e quindi la curiosità di vederli giocare e la speranza che siano migliori della volta precedente ha sempre il sopravvento.

Certo, fa un po' ridere che la "madre di tutte le partite" sia sponsorizzata da un'azienda di materassi, soprattutto in assenza di Vujacic come testimonial, ma magari era un messaggio di buon auspicio per dormire sogni tranquilli a gara terminata.

In ogni caso Trento si dimostra un' avversaria affamata di vittorie quanto noi, combatte dal primo all'ultimo minuto appoggiandosi prima sulle spalle di un solidissimo Hogue e in seguito sulle ali di un redivivo Marble che, come tutti quelli che danno per prossimi al taglio, gioca la partita della vita e segna più punti contro di noi che in tutte le altre sue uscite stagionali.

Se dicessi di aver visto la Fiat Torino giocare bene starei mentendo, ma posso dire che vincere una prova di nervi e di carattere contro una squadra in cerca della prima vittoria fuori casa è un buon segnale, come anche l'atteggiamento di alcuni giocatori.

Delfino ha la voglia di giocare di un tredicenne al campetto nel fisico di un trentaseienne, combatte su ogni pallone, litiga per i fischi dubbi, prende a calci il tabellone pubblicitario e poi torna in campo e ti riapre la partita a suon di triple.

Wilson nella prima metà di gara sembrava quello di sempre, un po' svogliato e insofferente, ma nel momento critico della partita ha scelto di salire in cattedra e quando aveva già collezionato 16 punti ne segna altri due di importanza capitale, facendo esplodere il Palavela. Il pensiero comune è: "Ma sei sai giocare così, perchè non lo fai sempre invece di farti insultare da ottobre?" .

E poi voglio parlare di loro, della "classe operaia che va in Paradiso".

Jaiteh è un grande lavoratore capace di aspettare il momento giusto per dimostrare le sue doti: stanco di fare panchina in Francia emigra in Italia, dove viene utilizzato per pochi minuti e non riceve nemmeno gli auguri ufficiali per il suo compleanno sulla pagina fb dell'Auxilium che normalmente si ricorda anche dei magazzinieri del Palavela. Lui sorride e risponde sul campo giocando una partita praticamente perfetta quando viene chiamato a dare il cambio a Cusin.

Infine Hobson, il nuovo arrivato, il giocatore più bistrattato della storia di Torino dopo Davion Berry,  senza essere mai sceso in campo. Segna, serve la palla magnificamente e lotta a rimbalzo, poi incita il pubblico da vero idolo delle folle e si tira la maglietta con fierezza: il modo perfetto per farsi conoscere e per mettere a tacere i criticoni da tastiera.

Spesso la voglia è ben più importante dei palmares su Wikipedia e degli highlights su Youtube, e se dopo anni di mercato eufemisticamente criticabile non lo abbiamo ancora imparato allora ci meritiamo un quintetto di cinque Vander Blue.

Finalmente usciamo dal Palavela con il sorriso e Larry inizia a pregustarsi il panettone...

Photo credits: Fotoracconti.it

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