Pink and Roll

Play the wrong way

Arianna Spennacchio
27.11.2018 09:11

Non sono mai stata una persona ottimista in generale ma mi rendo conto che essere una tifosa mi ha sempre portato a tirare fuori il meglio, oltre che il peggio, di me.

Ho cercato di essere positiva quando abbiamo rischiato di retrocedere, quando Banchi se n'è andato, quando Recalcati si è arreso, quando abbiamo perso praticamente tutte le partite del girone di ritorno dell'anno scorso.

A Torino il tifo è diverso rispetto ad altre piazze italiane, vuoi per la passione ritrovata dopo anni per una squadra nella massima serie, vuoi per le aspettative deluse dei tifosi di lunga data o per una nuova generazione che frequenta da poco i palazzetti e ha fame di vittorie.

Uno degli sport più praticati sotto la Mole è il salto sul carro: non banalmente dei vincitori, ma degli sconfitti. Sembra che qui perdere unisca molto più che vincere, tutti sono maestri della retorica del "ve lo avevo detto" ed io non sono mai stata ansiosa di buttarmi su una barca che sta affondando, sono più quella che cerca i salvagenti.

Il problema è che qui la barca non solo affonda ma sta bruciando: si potrebbe decidere di lasciarla sprofondare, di esonerare coach Brown per spegnere i roghi causati da dieci sconfitte consecutive, e poi sperare che chi rimane sappia nuotare. Oppure si potrebbero chiamare i pompieri, ossia i nuovi giocatori, pronti a soccorrere la nave sfortunata ma comunque destinata ad andare a fondo. Allo stesso tempo sarebbe un crimine stare a guardare.

Insomma, mi pare evidente che il mio ottimismo sia andato in vacanza, ma dal mio punto di vista l'ultima cosa che serve è che il capitano abbandoni la nave: lasciando perdere le metafore, dubito che questo sia il momento migliore per chiedere alla società di andarsene visto che nessuno ha bisogno di fare la fine di Cantù. Gli errori, di inesperienza, di presunzione, sfortunati, goffi, sono stati commessi dal principio, non confermando un nucleo di giocatori che avrebbero garantito continuità e se non avessimo vinto, almeno quella in campo sarebbe sembrata una squadra.

Il punto è che è inutile fare supposizioni su cosa sarebbe potuto essere: un budget limitato rispetto alla scorsa stagione, scommesse perse e rattoppi continui ci hanno portati dove siamo oggi, ovvero sul fondo della classifica.

Persone molto più esperte e navigate di me si sono già espresse sull'argomento ma ci tengo comunque a dire la mia.

Credo che l'unica cosa da fare al momento sia far sedere allo stesso tavolo giocatori, staff e allenatore, e parlare chiaro per esprimere i problemi evidenti del gruppo senza aver paura di toccare la Leggenda: oltre agli schemi, oltre alla difesa a tratti imbarazzante, la mia idea è che ci sia qualcosa di ben più grosso da sistemare.

Questa squadra non può chiamarsi ancora tale perchè non ha un cuore, non esiste quel sentimento di fratellanza che vedo nelle piccole cose, come la festa del Ringraziamento festeggiata insieme sui social dai giocatori di altre società, o la voglia di vincere che dovrebbe caratterizzare tutte le squadre dopo una serie di sconfitte.

La Fiat Torino è depressa, e come tale non ha la forza per reagire, di uscire dal suo guscio, resta avvolta in una coperta di autolesionismo che il mondo circostante formato da tifosi e giornali non fa che inspessire. E non sto dicendo che le critiche non siano legittime, sia chiaro.

Vedo giocatori insofferenti nei confronti di un coach dal curriculum strepitoso da cui si aspettavano grandi cose, non la situazione attuale in cui invece non stanno raccogliendo i frutti di ciò che è stato coltivato con poca costanza e forse anche con i semi sbagliati: gli unici momenti in cui le partite sembrano svoltare in positivo è quando si corre e si tira da fuori, quando le iniziative individuali vanno contro a ciò che il coach vorrebbe.

Ho visto giocatori essere panchinati nel momento in cui stavano finalmente trovando ritmo, ho visto sguardi increduli di fronte al cubo dei cambi e facce a dir poco perplesse durante i timeout.

E se la chiave fosse giocare nella "wrong way" e lasciare che la natura della squadra prenda il sopravvento senza cercare di cambiarla a tutti i costi?

Penso sia impossibile che decine di giocatori arrivati a Torino abbiano di punto in bianco perso le loro capacità: Rudd correva come un pazzo e schiacciava come Lebron James ed ora si aggira spaesato per il campo, Wilson aveva mani d'oro e adesso avrei paura a fargli tenere il figlioletto tra le braccia per timore che lo faccia cadere.

Senza scomodare l'illustre Vander Blue, mi pare evidente che non ci sia la kryptonite nascosta sotto il parquet, ma qualcosa o qualcuno che non permette ai giocatori di fare il loro lavoro serenamente: dalle porte violate degli spogliatoi, ai cori contro gli americani, fino alla delusione espressa in ogni salsa sui social network che, benchè assolutamente lecita, non fa che contribuire al clima di negatività generale.

Questa pausa arriva al momento giusto e possiamo solo sperare che schiarisca le poche idee e confuse della panchina e della società, per evitare l'ennesimo circo mediatico, e che il gruppo diventi squadra e non più un' aggregazione di persone che fanno lo stesso lavoro: a nessuno piace perdere.

Photo credits: BasketUniverso

 

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