Pink and Roll

Un inizio faticoso

Arianna Spennacchio
09.10.2018 11:04

Sono passati cinque mesi dall'ultima partita dello scorso campionato e domenica siamo ufficialmente tornati a giocare: è incredibile come il tempo possa giocarci brutti scherzi. A maggio ci appare pesante come un macigno e inesorabilmente lento, a ottobre ci ritroviamo a tirare fuori la copertina dall'armadio, il segno dell'abbronzatura è un lontano ricordo, le vacanze un miraggio e soprattutto in campo è rimasto solo il Capitano, perchè è vero che tutto cambia, ma la Fiat Torino un po' di più.

Cominciare la stagione giocando contro una delle formazioni che ambisce al titolo non è mai bello ed in questo caso ancora meno: a Venezia Mazzola e Washington ci attendono e con lui Liam e Josiah che fanno la faccia triste davanti al pullman gialloblu, che è un colpo più duro di una tripla subita in contropiede.

Al di là dei sentimentalismi, Torino ha avuto un'estate di cambiamenti, un mercato infinito tra giocatori partiti, rientrati, mai arrivati o presi soltanto per poter far allenare a coach Brown un 5 vs 5.

Tutti questi problemi potrebbero far pensare che la Fiat sia partita verso Venezia come per andare al patibolo, ma non è così: l'Eurocup già iniziata a Francoforte non ci ha regalato una vittoria ma un tempo supplementare dove i giocatori hanno dimostrato di non arrendersi alle prime difficoltà ed un potenziale incredibile. Forse è per questo che quando sento il fischio d'inizio io ci voglio credere.

La partita è incredibilmente brutta: non trovo altri termini per descrivere l'angoscia che mi ha suscitato vedere due grandi squadre giocare al ritmo lento dettato dai padroni di casa che, come noi, non capivano bene cosa stessero facendo.

Julyan Stone è un cecchino a metà: spara da dietro l'arco, colpisce, ferisce ma non ci uccide. Restiamo sempre a pochi punti di distanza, non permettiamo loro di scappare ma non riusciamo a segnare con attacchi poco convincenti, forzati o improvvisati, che mi ricordano le mie capacità creative quando si tratta di insulti. A rimbalzo poi siamo così un disastro che se tagliassimo sempre fuori in questo modo resteremmo a digiuno ad ogni buffet.

L'unica cosa positiva è un Deron non in grande forma che dimostra di volerci ancora bene.

La partita, sempre stata punto a punto, si accende nel finale quando ci troviamo a combattere ma con molti giocatori con problemi di falli, frutto anche di un arbitraggio non egregio: si siedono in panchina un Wilson sottotono, Taylor e Mcadoo, mentre viene chiamato alle armi un redivivo Carlos Delfino.

Finalmente siamo svegli e coscienti, Cusin mette alla prova i miei nervi ma Carr carbura nel finale, si scorda di avere 21 anni e segna i tre tiri liberi cordialmente regalati da Daye per chiudere la partita in parità.

Il tempo supplementare però premia Venezia, più costante nel trovare il canestro, più determinata in attacco e cinica nel segnare al momento giusto: il rammarico è di non essere riusciti ad approfittare di una Reyer non ancora al massimo delle sue possibilità.

A peggiorare la tristezza di averci creduto e perso ci si mette il coach annunciando il suo ritorno negli States, fortunatamente per un controllo ed un'operazione di routine già programmata che dovrebbero tenerlo lontano dalla panchina solo pochi giorni.

In fondo sapevo che iniziare con una vittoria sarebbe stato chiedere troppo, noi torinesi siamo abituati a soffrire e sarà bellissimo tornare a farlo insieme mercoledì nel nuovo Palavela, a tifare un gruppo nuovo ma già pronto a regalarci emozioni: tutto ciò di cui abbiamo bisogno, come ogni anno, è vedere la nostra squadra giocare, lottare e non arrendersi mai, e sono certa che i momenti felici arriveranno.

Photo credits: Ciamillo-Castoria

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