Pink and Roll

La Porta(nnese) del Paradiso

Arianna Spennacchio
09.04.2019 18:49

Domenica mattina un evento incredibile, soprannaturale direi, si è verificato al Palavela: la Fiat Torino ha vinto una partita.

L'ultima volta che era successo Cusin aveva ancora i capelli e Portannese non li aveva ancora: Galbiati invece ha iniziato ad averli bianchi durante questa stagione, l'ho notato dalla tribuna che mi offre una buona visuale sulle teste in panchina.

La vittoria contro Varese era più che necessaria, una boccata d'ossigeno nel mare in tempesta delle questioni societarie e una spinta a non mollare in vista della sfida più importante della stagione: domenica si va a Pistoia e ci si gioca sul campo il futuro in serie A.

La gara contro i lombardi è stata la dimostrazione che lo spirito di gruppo e la voglia di lottare sono il rimedio a tutti i limiti tecnici che può avere questa squadra, che la difesa è ciò che ti salva negli ultimi minuti e che è possibile vincere anche con la banda a bordo campo.

Torino è una squadra imprevedibile, lo sappiamo dall'inizio dell'anno, e il non avere un giocatore a cui senza dubbio passare la palla per l'ultimo possesso è al tempo stesso un limite ed una possibilità: se nel primo tempo Moore e Hobson sembravano implacabili, Varese si è trovata a fronteggiare nell'ultimo quarto un quintetto atipico, scelto da Galbiati e Comazzi secondo criteri basati più sulla componente emotiva che tecnica.

A pochi minuti dalla fine il pubblico cominciava ad aver paura, l'abitudine a vedersi soffiare via i due punti negli ultimi secondi è dura a morire, e ad invocare qualche cambio: perchè tenere in campo un Poeta stremato piuttosto che un Moore in gran forma?

Perchè la squadra negli ultimi affannati minuti ha trovato l'armonia e la chimica che forse stava cercando da mesi. La frustrazione per tutte quelle gare scivolate via per errori banali, per una distrazione dell'ultimo secondo, per un supplementare mal gestito, si è trasformata in rabbia, la rabbia positiva che ti fa vincere le partite.

Il capitano potrà non avere fiato ma in apnea si prenderà uno dei suoi sfondamenti che caricano pubblico e compagni.

Portannese solitamente gioca pochi minuti ed ha voglia di dimostrare quanto vale, non ha paura di prendersi una tripla pesantissima perchè sa che sta vivendo il suo momento: lo ha capito anche Hobson, che chiamato sul cubo dei cambi ha chiesto al coach di lasciare in campo il compagno che stava facendo meglio di tutti. Vedere l'americano portare sulle spalle il numero 22 a fine gara è stato davvero emozionante.

Lo stesso Wilson che fino ad ora quest'anno ha fatto una pessima figura sul campo, nel momento del bisogno è stato coinvolto ed ha contribuito a far girare questo meccanismo; Cusin spesso ti fa venire il latte alle ginocchia ma domenica era reattivo come poche altre volte.

La difesa di Cotton, le triple di Moore e Mcadoo, la visione di gioco di Hobson, il supporto di Anunba: sono tutti tasselli fondamentali per una squadra che non ha una superstar e che per questo motivo non può rinunciare a nessuno.

Galbiati deve essere scaltro e sfruttare a suo vantaggio questa imprevedibilità, tenere a freno l'emozione e lasciarla andare solo dopo la sirena finale: può continuare a lasciarsi andare in baci liberatori con la sua fidanzata così come tutti i tifosi che dopo una vittoria tirano un sospiro di sollievo e poi hanno il sorriso stampato sul volto per ore.

Sembra scontato dirlo ma abbiamo vinto solo la prima battaglia e continuare su questa strada è importante come i biraghini distribuiti ad ora di pranzo.

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