Pink and Roll

Un incubo ricorrente

Arianna Spennacchio
26.03.2019 12:37

Domenica mentre mi dirigevo al Palavela ero incredibilmente di buon umore: sarà stato il caldo, il cielo azzurro o il fatto che una volta arrivata ho trovato miracolosamente parcheggio di fronte all'ingresso, mi sembrava che tutto sarebbe andato nel verso giusto.

Ho avuto una leggera titubanza quando ho visto la banda, non aveva portato bene la scorsa settimana, ma ho atteso l'inizio della partita con il sorriso sulle labbra e le tasche piene di Biraghini.

Il primo quarto dell'Auxilium non fa altro che supportare la mia tesi: siamo belli da vedere, giochiamo in modo fluido, Hobson è visionario e Cotton sembra voler disputare la sua migliore gara stagionale.

Nel secondo quarto il ritmo rallenta ma ancora sugli spalti ci si domanda come diamine facciamo ad essere sul fondo della classifica.

Il primo tempo finisce, o meglio, sembra finire, con Torino in vantaggio: gli arbitri dicono, dopo aver controllato l'instant replay, che ci sono 3 decimi di secondo ancora da giocare. La scena è surreale: si rincorrono i giocatori nel tunnel e negli spogliatoi, il pubblico si è già disperso e Poeta cerca invano di fermare le ballerine che continuano imperterrite il loro spettacolino a metà campo sotto lo sguardo imbarazzato degli arbitri.

Al rientro nel terzo quarto tutto si complica: la Leonessa tira fuori gli artigli e rimonta inesorabilmente, Hamilton spinge sull'acceleratore, è posseduto dallo spirito di Klay Thompson e segnerebbe da tre anche se lanciasse dalla tribuna la testa di coloro che quasi volevano tagliarlo.

C'è da dire che siamo una squadra molto generosa e permettiamo sempre a qualcuno degli avversari di fare ottima figura e mai nessuno ci ringrazia.

Il sogno si è spezzato e la giornata perfetta sta per trasformarsi per l'ennesima volta in un incubo.

Jaiteh sbaglia liberi e canestri da sotto, Wilson è in panchina ed è come se non esistesse, Hobson esagera e perde palloni, Mcadoo subisce falli ma non è ancora sufficiente: restiamo a contatto e il capitano, dopo aver dato suggerimenti a Galbiati per tutta la partita, entra in campo per far capire ai compagni che lottare è obbligatorio.

Arriviamo ad un passo, Moore segna la tripla che ci avvicina definitivamente ai bresciani ma poi sia lui che Cotton sbagliano il tiro della vittoria: la delusione è cocente e il playmaker resta seduto in lacrime in panchina dopo la sirena, dimostrando almeno di aver capito l'importanza di questa gara.

Chi nel pubblico ha ancora voglia di inveire contro i giocatori, anche quando disputano buone prove, non ha capito cosa significa essere tifosi: chiunque sa battere le mani quando si vince la Coppa Italia, pochi sanno farlo quando la strada è in salita.

La fortuna non esiste, è cieca e non aiuta gli audaci: servirà qualcosa di più per riuscire a salvarsi e l'idea è che sarà una lunga battaglia che riparte sabato sera da Trento.

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