Pink and Roll

Nessun brindisi per Torino

Arianna Spennacchio
13.11.2018 12:15

L'anticipo della domenica contro l'Happy Casa Brindisi non ha regalato punti alla Fiat Torino che resta a quota 4 ed è in piena crisi.

Potremmo dire che questo lunch game sia stato un boccone amaro da mandare giù: il pensiero comune sugli spalti è che forse sarebbe stato meglio restare a pranzo ognuno a casa sua e l'unica emozione è constatare che almeno quest'anno ci siamo ricordati di salutare Vitucci.

Penso non serva tornare sulla cronaca di una partita equilibrata e combattuta ma di fatto poco emozionante: credo che oltre al punteggio i tifosi abbiano bisogno di divertirsi guardando la squadra giocare e invece l'atteggiamento in campo, specialmente di qualcuno, è tutt'altro che stimolante. Mi domando come possa emozionarsi il pubblico se gli stessi giocatori non si divertono giocando insieme.

I limiti del roster fortemente provato dagli infortuni si vedono tutti ma ciò che preoccupa di più, paradossalmente, sono i presenti e non quelli costretti a rimanere seduti a guardare: sguardi spenti, poca energia e cattiveria agonistica, sembra che Wilson sia l'ombra di se stesso e che Rudd non abbia nessuna voglia di vincere, e tutti gli altri vengono coinvolti in questo turbinio di sensazioni spiacevoli, con lo stesso Carr positivo ma spento e Capitan Poeta combattivo fino all'ultimo ma visibilmente seccato dalla situazione.

Coach Brown ha tra le mani una squadra che non sente realmente sua, sia per il fatto di averci lavorato poco a causa della sua assenza forzata, sia perchè lui e quelli che dovrebbero aiutarlo maggiormente a reggere la baracca sono sintonizzati su canali differenti: espressioni spaesate durante i timeout che si concretizzano in palle perse e gioco fermo sul campo. Significativa un'azione in cui Rudd si ferma sulla linea da tre punti e non sapendo cosa fare riceve suggerimenti opposti dai compagni e dal coach.

L'unica nota positiva sono i due nuovi acquisti, che non saranno elementi dall'enorme talento ma sicuramente onesti lavoratori che già nella loro prima partita hanno portato energia e voglia di combattere sul parquet: Portannese, felicissimo di essere tornato a Torino, è un ottimo difensore che anche a ranghi completi potrà avere minuti in campo ed ha dimostrato di essere un buon tiratore; Jaiteh è un giovane che ha il fisico e la voglia per fare bene, non avrà un tocco delicatissimo ma ha mostrato una buona visione di gioco con due passaggi che a Taylor non sarebbero mai venuti in mente.

L'altro elemento positivo è Simon Anumba, che non è un realizzatore ma piace a Brown, e in questa situazione di emergenza si è meritato minuti importanti sul campo quantomeno per l'atteggiamento che ha.

Negli ultimi giorni le voci di mercato sono molte e non sono assolutamente una novità nell'ambiente torinese: ogni anno si dice di non voler puntare il dito contro nessuno e ci si ritrova nel bel mezzo della stagione con una squadra completamente diversa da quella pensata in estate e presentata a settembre.

È chiaro che in una situazione come questa sia necessario fare dei cambiamenti ma è altrettanto lampante che non si possano costruire basi solide se ogni settimana vengono buttate giù parte della fondamenta: sarebbe il caso che in tempi brevi si trovasse una quadra ( per forza di cose non essendo i tessaramenti infiniti) e che dopo aver "fatto la squadra" si "facessero i giocatori", sperando che la toppa non sia peggiore del buco.

Photo credit: Fotoracconti.it

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