Canestro e Fallo

CANESTRO E FALLO - "Chiavi in mano"

20.01.2026 13:47

Questo titolo non è una citazione del terrificante film con Martufello e Angela Cavagna uscito nel 1996, ma il modo con cui ho seguito la partita in casa contro Avellino. Sono una persona particolarmente scaramantica: non al punto di credere che le persone portino bene o male (pratica odiosa capace di rovinare vita e carriere), ma pratiche, oggetti e frasi sì, quindi ero discretamente preoccupato, sebbene felice, dal vedere il fondamentale match contro i Lupi dalla tribuna stampa invece che appollaiato nel solito posto dei distinti blu. Per questo motivo, non potendo fare altri gesti apotropaici per motivi di decoro, ho toccato ferro per gran parte dell’incontro e per ferro intendo le mie chiavi di casa, tenute in mano nel gioco di parziali e contro-parziali del primo quarto, nella seconda tonante frazione che ha indirizzato la gara facendoci addirittura cullare il pensiero stupendo di restituire il -29 dell’andata e durante il fisiologico ritorno irpino nella ripresa, soprattutto quando fra le mani bianco-verdi si è materializzato più volte il tiro del -11 prima che Teague decidesse di chiuderla con la consueta personalità. Ha funzionato, dai.

Al di là delle mie turbe mentali, Torino ha giocato l’ennesima bella partita collettiva del periodo. Parafrasando i Vangeli la squadra di Moretti è un tesoro da cui si estraggono cose nuove e antiche. Le cose antiche sono il playmaking sempre più deciso e decisivo di Schina e Massone che alternano scelte concrete e giocate immaginifiche baciate dagli dei del basket, gli strappi brucianti di Teague che decide quando far vedere ai bambini che è ora di lasciare spazio ai ragazzi più grandi, le prestazioni dei lunghi con Bruttini che, dopo una gran serata al tiro a Roseto, si “accontenta” di dannarsi in difesa sbucciandosi le ginocchia su palloni decisivi e Cuso che alterna mani di velluto e mazzate paurose, la consueta affidabilità di Giovanni Severini che dimostra che non solo gli stregoni, ma anche i Professori non sono mai in ritardo o in anticipo, ma piazzano la tripla precisamente quando intendono farlo. Le cose nuove sono la miglior partita stagionale di Stazzonelli che trasforma un’energia debordante in sana e concreta sfrontatezza proseguendo una progressione simile a quella del primo anno di Ghirlanda, i segnali di fiducia sempre più tangibili di Tortù, il modo in cui Allen convive con un momento meno felice dal punto di vista realizzativo (pur ritrovano la doppia doppia momentaneamente abbandonata contro Roseto) dimostrando grande intelligenza nell’allargare il gioco in attacco e aumentando il contributo difensivo dimostrando intelligenza e cuore preziosissimi.

La cosa positiva è che siamo una bella squadra da vedere e da tifare, che non lascia indifferenti. Ti fa star male quando perdi partite giocate bene come contro Rimini (un pezzetto di cuore è rimasto su quel lay-up di Massone che entra 99 volte su 100 e dopo il balletto sul ferro abbiamo capito che stavamo osservando proprio la centesima) e ti fa godere come un pazzo quando mette dentro un secondo quarto come quella di domenica in cui a un certo punto, fra campo e panchina, si era creata un’elettricità tale che se avessimo avvicinato un caricabatterie a Paolo Moretti si sarebbero caricati ottanta telefoni.

Se vogliamo trovare un neo al periodo è che le squadre che in questo momento stanno avendo la maggiore continuità sono proprio quelle che stanno lottando per la differenza fra play-off e play-in e quindi la classifica premia apparentemente “meno” il gran periodo gialloblù, ma così è la vita. L’importante è continuare con questo spirito, con questa difesa bestiale che gasa tanto quanto dei buoni attacchi e siccome il momento del rientro di Matteo Ghirlanda è sempre più vicino la fiducia rimane alta e lo scrivo senza toccare le chiavi. Però forse domani sera contro Forlì una toccata gliela do di nuovo.

Ps. in una serata con un ottimo clima e un Pala Gianni Asti caldo e presente nonostante la concomitanza con Torino-Roma, menzione d’onore per il settore ospiti avellinese che ci ha creduto e ha sostenuto fino alla fine. Circa un paio di anni fa nello stesso settore riempito dai tifosi di Trapani, in barba a ogni scaramanzia, a gara in corso veniva esposto lo striscione “Minchia lu friddu” con tanto di distacco in classifica dai gialloblù nel match fra la Reale di Ciani e Trapani: dal campo i nostri lo videro sicuramente tanto che quadruplicarono le forze sfiorando un’incredibile vittoria in rimonta sfumata solo per una tripla fallita di un soffio da Pepe con discreto ricorso al pannolone da parte dei sostenitori avversari. Autocitarsi è inelegante, ma i ricordi di Facebook (ok, boomer) mi rammentano che scrissi questo: “La delusione per ieri sera ci metterà un po' a passare, l'amore no e cresceva ascoltando la stupenda conferenza di Franco Ciani in cui ribadiva con parole e atteggiamenti come questa squadra non molli mai. La parte opposta invece continua a utilizzare canali ufficiali con modalità comunicative in cui si mischiano luoghi comuni, errori sintattici e contenuti simili agli adesivi con scritto "La tua invidia è la mia forza" o a certe pagine di Facebook tipo "La Principessa dei Sogni". Bisogna saper vincere, non solo saper perdere perché prima o poi si cade. Si cade e torna tutto. Godetevela finché dura.” È già finita.

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