Pink and Roll

We don't give up

Arianna Spennacchio
12.03.2019 15:29

È domenica, è appena finita la partita contro Brindisi e sono sdraiata sul letto, guardo il soffitto e nella mente ho centinaia di imprecazioni ma non riesco a dire nemmeno una parola.

È arrivata l'ennesima sconfitta, l'ennesima delusione dopo 45 minuti, perchè è vero che perdere non piace mai a nessuno ma perdere così farebbe saltare i nervi anche a un santo.

È il settimo overtime che ci condanna e la consapevolezza che sarebbe bastato un briciolo in più almeno una di queste 7 volte per vedere la salvezza più vicina, è un coltello che rigira nella piaga.

Sono di pessimo umore e qualcuno mi dice che non dovrei reagire così per una partita persa, che in fondo non abbiamo nemmeno giocato male.

Vorrei poter spiegare che una sconfitta è molto più di un canestro segnato in meno dell'avversaria: perdere così, in queste "giornate decisive", è come vedere finalmente la luce in fondo al tunnel, cominciare a correre e poi ricevere una potentissima bastonata sulle ginocchia.

Non parlerò dei dettagli tecnici, degli errori commessi durante gli ultimi minuti in terra brindisina perchè sono cosa nota, ma posso dire che ho visto questa squadra allenarsi e ho visto un gruppo di ragazzi lottare per una vittoria giocando a tratti un basket che non rispecchia la bassa posizione in classifica.

Al di là delle sue responsabilità, mi domando cosa abbia fatto Galbiati in una vita precedente per meritarsi una dose di stress simile, della serie: "Nella tua vita sportiva avrai una sola gioia e sarà la Coppa Italia".

La classifica è rimasta invariata, le altre contender all'A2 hanno perso, ma l'Auxilium ha sulla testa una spada di Damocle: la cessione societaria.

Le trattative infinite, gli incontri, gli scontri, le incomprensioni, le verifiche: la guerra fredda sembra una barzelletta a confronto.

Ma c'è poco da ridere quando i soldi che mancano sono tanti, i debiti vanno saldati, i giocatori devono impegnarsi a vincere ma non ricevono soldi da chissà quando: Forni, dal canto suo, sta tirando fuori gli ultimi spiccioli dalle tasche delle sue giacche, mentre i signori Leonis hanno più dubbi di Amleto.

Il vero problema è che per gli imprenditori è tutto una questione economica, perchè mai acquisire un'azienda piena di debiti? Provo a darvi una risposta e al tempo stesso a fare un appello.

Perchè dietro la società ci sono migliaia di uomini, donne e bambini che aspettano la domenica per vedere la squadra scendere in campo, che sia al Palavela, o in tv, o in trasferta facendo cori e centinaia di kilometri.

Perchè i giocatori spesso vorremmo picchiarli sfidando la loro stazza ma ci mettono l'anima.

Perchè malgrado tutti gli errori commessi la famiglia Forni ha contribuito alla rinascita del basket a Torino e sarebbe uno spreco enorme perdere tutto.

Perchè non riesco nemmeno a immaginarmi questa città senza pallacanestro, il palazzetto deserto, i ragazzini appassionati che non sanno più a chi chiedere una foto.

Perchè la mia vita sarebbe terribilmente vuota e so che non sarei la sola.

Una sconfitta o una vittoria sono più che semplici risultati, le trattative sono più di semplici numeri, conti, valutazioni: c'è un mondo che dipende dalle scelte di qualcuno e noi possiamo solo continuare a fare il tifo per il basket a Torino.

Intanto il Capitano scrive su instagram "We don't give up" e noi siamo con loro.

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