CANESTRO E FALLO - “Via dolorosa”
Com’era bella la vita il 18 gennaio 2026 alle otto di sera: battuta Avellino grazie a due quarti pazzeschi che hanno permesso di controllare il ritorno degli irpini nella seconda parte, Basket Torino si ritrovava in piena bagarre per i playoff diretti o almeno i play-in in una condizione migliore dello scorso anno. Dopo poco meno di un mese cinque sconfitte consecutive ci portano ad affrontare la partita di domenica contro Mestre con l’idea che un’eventuale sconfitta ci farebbe risucchiare prepotentemente dalla lotta per non retrocedere. In maniera molto sintetica, citando “La 25a ora”, se perdiamo “sono cazzi”.
Questa via dolorosa inizia quasi senza che ce ne accorgiamo: nell’infrasettimanale a Forlì (poi ci sarebbe da discutere del perché si giochi spesso fuori casa a metà settimana, ma ci arriviamo) si parte molto bene, ma i padroni di casa rientrano in partita in fretta e piazzano l’affondo decisivo nel terzo quarto chiudendolo con undici punti di vantaggio. La Reale è viva e, nonostante un arbitraggio non particolarmente amico, rientra in gara e sbaglia anche la tripla del pareggio con Teague. Si perde di cinque e tutto sommato ci può anche stare: girano le scatole, ma senza drammi.
Contro Juvi Cremona arriva la seconda stazione di questo ciclo, la classica partita che “non si può perdere” perché se lo fai rischi di attivare il filotto negativo visto che il calendario proporrà Cividale, Fortitudo e Libertas Livorno. La squadra di Bechi tira da tre come Golden State dei tempi d’oro, Barbante si regala una partita clamorosa dall’arco e nel terzo quarto i lombardi sono avanti di 19 prima di smettere completamente (o quasi) di segnare. Nel terzo quarto, arrancando, si comincia ad accorciare e nell’ultimo, trascinati da capitan Schina, la rimonta sembra cosa fatta, ma vengono buttate troppe occasioni per il pareggio o il vantaggio. A pochi secondi dal termine i gialloblù mettono il muso avanti (73-72) con Kadeem Allen che li ricaccia subito indietro. Il finale è surreale: sbagliamo l’ultimo possesso e Garrett, autore di una partita mostruosa, si ferma completamente solo verso il canestro. Meno male perché segnando avrebbe ribaltato la differenza canestri dell’andata. Siamo attoniti.
Terza stazione in casa della fortissima Cividale. La Reale parte con le marce alte e va all’intervallo con un +10 che sta addirittura stretto per poi, come a Forlì, rientrare in campo trasformata in negativo, perdendo di 10 a causa di un parziale di 42-22 nella ripresa per gli uomini di Pillastrini. A questo punto consentitemi di andare fuori tema per un momento “Nonno Simpson grida contro una nuvola”.
Durante la partita contro i friulani ho dovuto togliere l’audio perché il cosiddetto telecronista, oltre ad aver cambiato la pronuncia di Teague tre-quattro volte, pensava di essere in curva urlando come un’aquila a ogni canestro dei padroni di casa con grida addirittura orgasmiche quando Redivo bruciava la retina. È normale che nella maggior parte dei casi un servizio che viene pagato dall’utenza, e che fra le altre cose non offre pre e post partite degni di questo nome o grafiche che aggiornino la situazione falli dei giocatori, debba anche essere fruito col volume azzerato per non avere repentini innalzamenti della pressione? Perché quando fa la telecronaca Marco D’Alessio c’è sempre equilibrio e grande entusiasmo anche quando le prodezze le fanno gli avversari (vedi come sono state raccontate le succitate prodezze di Barbante) e da altre parti ci sono pianti osceni contro gli arbitri (riascoltatevi Pesaro-Torino di quest’anno) o peggio? I soldi che diamo a Lnp sono buoni a Torino come a Pesaro come a Cividale come a Canicattì. Fine dello sfogo inascoltato e riprendiamo la croce sulle spalle.
Venerdì sera, anticipo interno contro la Fortitudo, diretta su Rai Sport. Bergamo è appena stata esclusa dal campionato condizionando la classifica soprattutto ai piani alti. Nel nostro piccolo evaporano i due punti giunti al termine della miglior gara dell’anno. Attilio Caja scommette sulla nostra difficoltà da tre e per gran parte della gara la scelta di affollare l’area e lasciarci triple paga perché siamo in vena di spadellate. Allen gioca una partita clamorosa, mentre Teague si accorge che la gara è iniziata dopo 27’, inizia a metterla da tre e ci giochiamo il finale in volata. Due tiri dalla media di Cusin che solitamente entrano senza problemi potrebbero valere il pareggio, ma il ferro è di un’altra opinione. L’ultimo possesso, sul -3, vede Teague tornare quello dei primi minuti di non-gara e perdiamo anche questa.
Mercoledì a Livorno Torino affronta una squadra che sta giocando su una nuvola. Per quei casi assurdi del destino i profili social del presidente David Avino caricano un video motivazionale (che non parla di pallacanestro, ma è riferito ad Argotec) in cui ci si dice di investire, crederci, saper rischiare per vincere. Non troppi minuti dopo, a 6.50 dalla fine del secondo quarto Torino sta perdendo 41-6 davanti a un drappello di tifosi che sono partiti da Torino per vedere i gialloblù disputare il garbage time più lungo della storia con giocatori quasi narcotizzati se si esclude qualche sporadica incazzatura di Severini e Cusin.
I pattern di queste sconfitte sono chiari: serate da incubo dall’arco, momenti in cui si spegne la luce (che sia il primo o il terzo quarto) senza che nulla sembri in grado di riaccenderla, rimonte che si arenano sul più bello quando la fatica del recupero offusca la lucidità. Mercoledì Paolo Moretti è stato signorile a metterci la faccia scusandosi con tutti, società compresa, ma forse, dopo una serata simile, mi sarei aspettato una dichiarazione proprio della società, Dichiarazione che non c’è stata visto che la dirigenza non è molto presenzialista. La cosa di per sé non sarebbe neanche male (ogni riferimento a quello che successe negli spogliatoi di Varese poco meno di dieci anni fa non è casuale), ma forse in certi momenti servirebbe esserci un pochino di più.
A tal proposito non sarebbe il caso di andare proprio a Bergamo e ingaggiare un dirigente di campo come Lele Casalvieri per integrare il lavoro di Giorgio Bottaro? E sempre a proposito di Bergamo, non sarebbe caso di vedere se c’è qualche giocatore che possa darci una mano in questo finale di stagione? So che, dopo l’acquisto di Zanotti, non si è mai intervenuti sul mercato a stagione in corso, anche in momenti numericamente più difficoltosi, ma le occasioni adesso ci sono. Potremmo intervenire anche sulle cose più piccole che però incidono a livello di immagine come Success Eruke (primi punti su azione a Livorno: bravo!) che si ritrova a indossare una canottiera senza nome nonostante sia aggregato da settimana alla prima squadra? E si potrà fare ogni tanto la voce grossa quando vediamo che gli infrasettimanali li giochiamo spesso fuori e non in posti comodissimi con tutte le ricadute a livello di forma, stanchezza e allenamenti del caso?
Non so rispondere a queste domande. So che ha ragione l’amico Davide Regis quando dice che non è che perché siamo quattro gatti allora non meritiamo rispetto. Questi quattro gatti domenica saranno comunque sugli spalti e sapranno far sentire la loro voce per dare una mano a vincere una partita fondamentale. Come sempre. Forza Torino.


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