CANESTRO E FALLO - “Fateci un sorriso”
1.12 dal termine, 72-70 di Torino su Mestre: Federico Massone, ancora provato da un brutto errore precedente che ha portato in lunetta Seneca Knight (nome di una figaggine incredibile), porta palla in quello che è l’attacco più importante per i gialloblù e non solo per la gara in corso. Il numero ventidue serve palla dentro ad Allen che sta giocando una partita alla Deron Washington in quanto a determinazione e martirio fisico. Rob si alza, ma l’appoggio è leggermente lungo: non importa, il cuore dell’americano si è adattato pienamente al clima della gara più di quanto l’ennesima doppia doppia della sua stagione dica e lotta a rimbalzo. La palla esce, l’ultimo tocco è rosso: rimessa Torino, Allen ruggisce. 59 secondi da giocare.
Moretti chiama minuto di sospensione per costruire al meglio l’attacco sulla rimessa. Si riparte, gittata lunga verso Bruttini il quale consegna il pallone a Schina. Il capitano attende il ricciolo di Teague che si alza da tre: la palla colpisce il ferro più o meno nello stesso punto in cui era finita poco prima sulla conclusione di Allen, ma finisce docile, quasi telecomandata, fra le mani di Bruttini. 51 secondi da giocare.
Bruttini affida l’attacco a Teague che prova a sfidare Stewart Junior, ma non ci sono spiragli e rischia quasi di palleggiarsi sui piedi prima di provare un’altra conclusione dalla lunga distanza proprio mentre stanno per scadere i quattordici secondi. Quando la sirena suona la palla ha già scheggiato il ferro ed è stata addomesticata da Allen che agguanta l’ennesimo rimbalzo. 34 secondi da giocare.
Allen porta palla con aria quasi indifferente quando la deposita nelle mani di Schina perché ci sono momenti in cui bisogna semplicemente affidarsi al proprio capitano. Teo sfida Stewart Junior, lo manda a spasso con una finta di anche degna di Neymar e poi alza la parabola col finger roll mentre la sirena suona ancora una volta per dire che il tempo dell’azione offensiva è finito, ma proprio in quel momento il cuoio è già finito morbidamente nella retina per il 74-70.
Esattamente in quel momento è chiaro a tutti che lo sport è quella cosa meravigliosa che ti fa esultare più o meno allo stesso modo per le due ore con cui, nel primo pomeriggio, l’Italia ha deciso di battere i record di Lillehammer alle Olimpiadi di Milano-Cortina come per un canestro decisivo del tuo capitano in una partita di metà classifica di LegaDue. Anzi, forse per la prodezza di Schina ho urlato ancora di più di quanto fatto poco prima (e fidatevi, è stato davvero molto soprattutto per Lisa Vittozzi) perché il sangue è gialloblù.
Di fatto siamo di fronte al canestro della vittoria anche se i cinque secondi finali, dopo il -2 di Bechi, ci portano a toccare vette di terrore sportivo: Teague fa 1/2 su due ai liberi sbagliando - volontariamente per provare a pareggiare il -5 dell’andata? - il secondo e commettendo invasione, Schina si vede fischiare un tecnico e i veneti potrebbero addirittura vincere se, dopo il libero trasformato dai biancorossi, Stewart Junior mettesse la tripla allo scadere, ma gli dei del basket ci sorridono e ce la caviamo solo con il controllo sfinterico messo a dura prova.
Torino ha giocato una partita con un peso enorme sulle spalle, non la classica scimmia, ma addirittura King Kong: per questo è mancata lucidità in alcune scelte, c’è stato qualche errore di troppo ed è subentrata un’umana paura di vincere. Però si è vinto e si è vinto anche per alcune scelte interessanti del coach che ha fatto iniziare Eruke (finalmente col nome sulla maglia: le grandi battaglie di Canestro e Fallo) dandogli parecchi minuti per avere più freschi Bruttini e Cusin e la scelta ha pagato. L’altra cosa positiva della serata è che tutti i giocatori a referto sono andati a canestro, una vera cooperativa.
Oltre ai già citati capitan Schina (quando il gioco si fa duro lui c’é sempre) e Allen, menzione d’onore anche per il Cuso che è stato un dragone anche lontano da canestro, contribuendo a far girare bene la palla, e a Umberto Stazzonelli, fondamentale con la sua energia nel terzo quarto, quando sembrava che Mestre potesse girarla e invece si è dovuta arrendere alla furia del classe 2004. Menzione anche per gli arbitri, fenomenali, ma nel senso che sono venuti a fare i “fenomeni” al Ruffini fischiando anche i respiri, frammentando una gara che sarebbe stata ancora più intensa con un metro più leggibile e meno voglioso di complicare il pane come è stato per quasi tutti i 40’.
Paolo Moretti in conferenza stampa ha parlato di una squadra che sta faticando a ritrovare il sorriso e la cosa si è avvertita anche nell’atmosfera in campo dove una certa cupezza ha accompagnato le giocate dei padroni di casa ed è anche giusto visto il periodo, ma i gialloblù per correre devono ritrovare al più presto anche una sana leggerezza e un piacere nel giocare su entrambi i lati del campo che è sempre stata l’arma in più nei momenti positivi. Serve soprattutto a Federico Massone che sta vivendo un momento non felicissimo rispetto alle prestazioni a cui siamo stati abituati e allora a Fede e a tutti gli altri diciamo soltanto: mettetevi in posa e fateci un sorriso. La partita che dovevamo vincere a tutti i costi è vinta. Con lo spirito leggero potremmo anche fare una magata simil Pesaro nell’ultima partita prima della sosta.


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