Serie A

Pick and Troll, la triste pallacanestro all'epoca dei social

03.02.2018 12:50

Gli unici volti da spendere sono le Emoji, nella migliore delle ipotesi uno stato di Facebook. La comunicazione al giorno d’oggi è quanto di più deprimente si possa immaginare, unidirezionale, senza contraddittorio se non per chi ha già dimostrato di avere identità di pensiero. Ma andiamo con ordine. Lamar Patterson sarebbe (condizionale è d’obbligo) scontento dell’arrivo di Vander Blue. Come lo comunica? Parlando con il suo agente. Che parla a sua volta con società o altri agenti. La voce finisce all’orecchio di David Pick, noto giornalista e analista statunitense. Che twitta “Lamar Patterson agents are shopping him overseas and out of Torino, I've been told. His Italia club added recent G-League guard Vander Blue”. In pratica Lamar Patterson avrebbe dato (il condizionale è ancora d’obbligo) mandato al suo agente di trovargli una sistemazione.
Al colpo via Twitter la società Auxilium risponde con un post su Facebook destinato esclusivamente agli amici social del vice-presidente con delega all’area tecnica. “Lamar Patterson non si muove da Torino”.
Con gli “E-Games” ormai diventati disciplina olimpica, la nostra paura è immaginare il futuro: non che il presente ci piaccia, i social network non permettono il confronto, lo scambio di opinioni, specialmente se si utilizzano blocchi e limiti per le letture (non tutti sono “amici social” di tutti).
Saremo fatti male, ma noi preferiamo le sane, vecchie abitudini. Le domande faccia a faccia, le risposte, il confronto. Oppure, se usate con parsimonia, le comunicazioni ufficiali.
E soprattutto crediamo ai rapporti interpersonali, alla pallacanestro, all’uomo che si cela dietro qualunque giocatore. Saremo anacronistici, ma continueremo a punzecchiare e pungere tutti coloro che di questi strumenti abusano sacrificando le vecchie, sane abitudini.

 

 

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